“Casa a Tre Pizzi”: la storia

La Casa a Tre Pizzi ha origini antichissime. Nasce agl’inizi del ‘900 in una frazione di Somma Vesuviana: Rione Trieste, con la sola attività di cantina. Nel 1936, con la seconda generazione cambia sede traferendosi in un quartiere di Rione Trieste: Tre pizzi, la quale etimologia proviene da una casa a forma triangolare presente all’inizio dello stesso quartiere.

La cantina però cambia la propria identità nei primi anni del dopoguerra, quando nel 1960 Andrea Notaro (proprietario della cantina) prende in sposa Rosetta Romano. Con la signora Rosetta inizia la terza generazione, cruciale per il successo della cantina. Lei ebbe l’intuizione di associare al buon vino la propria arte culinaria, deliziando gli ospiti con pietanze appartenenti al vocabolario della tradizione napoletana con prodotti che solo il monte somma può offrire. In particolare, la signora Rosetta era conosciuta per la cucina dello stoccafisso e del baccalà, essendo Somma Vesuviana il più grande paese Italiano produttore ed importatore riguardo la lavorazione del merluzzo. Da quel momento in poi, la cantina che proponeva il buon cibo diventò il regno della signor Rosa, per tutti conosciuto come “Casa a Tre Pizzi”.

La “Casa a Tre Pizzi” era composta da 7 tavolini, capace di ospitare fino ad un numero massimo di 28 persone. Ciò che ha sempre contraddistinto la signora Rosetta è stato il suo spirito di totale dedizione al lavoro ed alla famiglia, a tal punto da trasmettere il suo amore, la sua passione, a chiunque la circondasse, mascherando i sacrifici che le attività di mamma ed imprenditrice le causavano.

Divenuta la “Casa a tre pizzi” poco capiente rispetto alla fama raggiunta, nel 1992 la signora Rosetta decise di trasferire il proprio regno in una struttura più grande poco distante dalla precedente. “Zi Rosa” condivide la sua passione con la quarta generazione (i propri figli). Le sue pietanze continuarono ad essere apprezzate dai vecchi ospiti e ad impressionare i nuovi. Infatti, nei primi anni 2000 arriva il gemellaggio con la Norvegia per la sua capacità di aver valorizzato lo stoccafisso ed il baccalà.

PURTROPPO, gli anni passano, le energie diminuiscono, e “Zi Rosa” non riesce più a sostenere i ritmi di una volta. Per ragion di causa, decide di passare il bando della matassa ad una quinta generazione, ovvero ai suoi nipoti Andrea e Mirko per l’attaccamento dimostrato alla tradizione di “Casa a Tre Pizzi”.

L’obiettivo della quinta generazione è di riprendere l’essenza viva, reale della “Casa a Tre Pizzi” quindi il buon cibo, il buon vino ma CONTESTUALIZZANDOLA.

 

da Somma Vesuviana a Napoli

Grazie al passaggio del testimone della signora Rosa per i propri nipoti, i due giovani ragazzi decidono di sbarcare nella metropoli napoletana.

Il locale scelto si trova in una palazzina del ‘600 in Via Mergellina, 1A/B, precisamente “Largo Sermoneta”. Il locale segue in tutto la filosofia della cucina: tradizione contestualizzata. Le pietre di tufo originali s’intervallano con parquet, divani in alcantara, tavoli in vetro, e lamina. Il locale è suddiviso in tre salette e riesce a ospitare trentacinque coperti contemporaneamente. Tra le quali, una saletta consente la vista sulla cucina avendo il “pass” a vista per chi ama vivere in prima persona le sinergie culinarie